NOVILUNIO
STEFANO SAMBATI · NOVE VOCI · MMXXVI
NOVILUNIO raccoglie nove voci scritte lungo un periodo di quiescenza durato diciassette anni, dal 2007 al 2024.
Nove brani, quarantadue minuti, accordati al La 432 Hz. Sette testi in italiano, due in inglese con traduzione a fronte.
Out of the silence something moved,
a light too slow to name.
I fell for years and called it flying,
every sky the same.
STACCO
Then you — the first horizon,
the edge where morning starts.
Your breathing drew a plumb line
through all my drifting stars.
STACCO
Something holds me now,
closer than my skin.
All my falling ends
where you begin.
I was weightless once — it meant alone.
Now everything that pulls me, pulls me home.
This is not a fever,
it's the ground that doesn't break,
the quiet weight of being held,
the stillness when I awake.
You are the gravity,
closer than my skin.
All my falling ends
where you begin.
Where you begin.
CODA
traduzione
Dal silenzio qualcosa si mosse,
una luce troppo lenta per avere un nome.
Sono caduto per anni e lo chiamavo volare,
ogni cielo lo stesso.
Poi tu — il primo orizzonte,
il taglio dove comincia il mattino.
Il tuo respiro ha teso un filo a piombo
attraverso tutte le mie stelle alla deriva.
Qualcosa mi tiene, adesso,
più vicino della pelle.
Ogni mia caduta finisce
dove cominci tu.
Ero senza peso, una volta: voleva dire solo.
Ora tutto ciò che mi tira, mi tira a casa.
Non è una febbre,
è il suolo che non cede,
il peso quieto dell'essere tenuto,
la calma di quando mi sveglio.
Sei tu la gravità,
più vicino della pelle.
Ogni mia caduta finisce
dove cominci tu.
Dove cominci tu.
Resta un ferro nella sera
una ruggine nel fiato;
la parola è la più vera
una lama che non ha peccato.
STACCO
C'è un martello in ogni bocca,
c'è una crepa in ogni cuore;
la misura di chi tocca
è il silenzio, non il come.
Parole amare,
che il tempo non consuma:
sale dentro il mare,
fuoco sotto la luna.
Nel petto una cassa che non perdona:
quel che è stato detto ancora resuona.
Anche il mio giardino ha spine,
anche il mio inverno ha il miele;
non c'è assoluzione, è la fine,
per chi affila la propria radice.
Parole amare,
che il tempo non consuma:
sale dentro il mare,
fuoco sotto la luna.
Nel petto una cassa che non perdona:
quel che è stato detto ancora resuona.
ASSOLO
Ciò che tace non è il vuoto:
è quel pieno mai versato;
resta al fondo, come un bronzo,
il dire che ho sbagliato.
Quando tace anche il rumore,
quando l'ombra è la mia schiena,
resta un sale che non muore —
resta un ferro in questa sera.
CODA
Questa è una sera di facili pensieri
inutilmente perdo la mia bussola
ed ora disteso ripenso a quei momenti
distrattamente apro il vaso di Pandora…
Questa è una sera di amabili rintocchi
finalmente ritrovo la mia ancora
È irrespirabile quest'aria senza il tuo odore
è irreparabile l'immensa falla che ho nel cuore
Distante è la meta che mi porta sempre a te
nel sogno puoi rinascere
ad ogni duro colpo io rispondo senza mai combattere
nel sogno puoi rinascere
rinascere…
STACCO
Questa è una sera di docili sospiri
riluttante rinasce la mia anima
Distante è la meta che mi porta sempre a te
nel sogno puoi rinascere
ad ogni duro colpo io rispondo senza mai combattere
nel sogno puoi rinascere
rinascere…
CODA
Io sto contro il chiarore
per non vedermi intero
un filo di voce
cucito al pensiero
La sera mi somiglia
quando non chiede niente
e ogni mia meraviglia
è polvere che sente
E se cado, cado piano
come neve su una mano
Io non cerco la luce
cerco l'ombra che la spiega
quel silenzio che traduce
tutto quello che si nega
Ho contato le distanze
tra il mio nome e la mia pelle
restano solo stanze
e finestre senza stelle
Io non cerco la luce
cerco l'ombra che la spiega
quel silenzio che traduce
tutto quello che si nega
STACCO
Forse la verità
è solo un vetro sporco
e la guardo
da dentro il mio torto
Controluce
controluce
Io non cerco la luce
cerco l'ombra che la spiega
quel silenzio che traduce
tutto quello che si nega
controluce
controluce
CODA
Accetto di osservare il tuo immenso
e chiudere alle spalle questo inverno
fiori stanchi scrivono nuove poesie
la nebbia si colora del mio sguardo
la sabbia ormai riflette il tuo volto
suoni nuovi schiacciano le malinconie
Non puoi più parlarmi con la forza del tuo pianto,
riprendere le orme di ogni passo falso, ma giusto.
Come
sai trovare
senza carne
i segni di ogni mia emozione
Riprendo ad osservare questo immenso
e libero lo sguardo verso il mondo
sensazioni lucide riaffiorano in me
Non puoi più parlarmi con la forza del tuo pianto,
riprendere le orme di ogni passo falso, ma giusto.
Come
sai trovare
senza carne
i segni di ogni mia emozione
ASSOLO
Madre (proteggimi dai venti)
di ogni cuore (colora i miei ricordi)
come il sale (allarga i miei ricordi)
ricuci ogni brivido d'amore
Riavvolgo il nastro della nostra vita
un solo e indefinibile pensiero
sole e luna insieme, terra mia non piangere…
Madre (proteggimi dai venti)
di ogni cuore (colora i miei ricordi)
come il sale (allarga i miei ricordi)
ricuci ogni brivido d'amore
Padre (proteggimi dai venti)
di ogni luce (colora i miei ricordi)
scaldi il cuore (allarga i miei ricordi)
vi sento scivolare dentro, è il sangue!
CODA
INTRO
Tre di notte, luce accesa,
la cucina è la mia chiesa;
bevo l'acqua come un voto,
l'aria è tesa, è tutto vuoto.
STACCO
C'è una stanza che non uso,
tengo tutto lì rinchiuso;
io non entro, non la nego,
non la mostro e non la spiego.
Al mio posto un volto quieto,
sul mio libro un gran segreto;
dicono che sono forte,
ma ho rinchiuso la mia sorte.
Non è forza, è una misura:
e ho imparato una paura:
di svegliare quella cosa
che sta ferma e non riposa.
E dimmi tu come si fa
a tenere quel che non ho;
e dimmi tu dove si va
con tutto il tempo che non do.
Ce l'ho da troppi anni, e non ha nome,
e non lo dico, e non so dire come.
C'è chi chiede, e non mi vede,
e chi guarda e non mi crede;
c'è chi tace, e nel tacere
mi fa posto nel sentire.
Non lo sanno e non lo chiedo,
faccio il conto e non ci credo;
ogni anno è un anno in meno,
e ogni aprile un cielo pieno.
E dimmi tu come si fa
a portare quel che non ho;
e dimmi tu chi me lo dà
il posto in cui lo metterò.
Ce l'ho da troppi anni, e non ha un cuore:
ma mi resiste, e non so dire il nome.
Ho una scatola di legno,
ci ho riposto ogni mio segno;
non la apro, non la sposto,
non la muovo dal suo posto.
Dentro c'è un foglio piegato,
una data e un mese andato;
l'ho scritto e non l'ho detto,
e lo tengo lì perfetto.
Non sto male. È un'altra cosa.
È che ho smesso di contare.
E chi smette di contare
ha già scelto senza dire.
Non ne parlo, non lo nego.
Non lo spiego, non mi spiego.
Chi non chiede non fa male.
Chi fa male non lo sa.
STACCO
E dimmi tu come si fa
a tenere quel che non ho…
Avevo scelto un nome.
Non l'ho detto mai.
CODA
Sento che, la luce che attraversa questa stanza
a parte me, può scalfire ogni ombra affranta
non si ritroverà mai più
ASSOLO
Lascio che, l'istinto di scappare fugga via da me…
Corra via, via da qui
bruci via, via da qui
l'amabile vergogna che hai di te
e del tuo presente, scivoli via…
Sorriderai di me
è inutile lasciarsi andare
sorriderai di me
accenderai dal niente quel timore
che si può toccare e tagliare nei miei domani
Lascio che, il buio ci ricopra in questa stanza
a parte te, adombri ogni logica nuda intatta
non vedi che, l'istinto di fuggire avvolge tutto ed anche me
Corri via, via da qui
brucia via, via da qui
l'amabile vergogna che hai di me
e del mio presente…
Sorriderai di me
è inutile lasciarsi andare
sorriderai di me
accenderai dal niente quel timore
che si può toccare e tagliare nei miei domani
Sorriderai di me
è ancora presto per rimpiangere
sorriderai di me
ritroverai altrove il tuo timone
è tardi ormai, non puoi fingere, nei tuoi domani…
CODA
Non l'apro mai quella porta,
non è chiusa, ma è abitata;
una sedia ancora storta
e una tazza consumata.
Torna sempre alla stess'ora,
quando il giorno si fa stretto;
non bussa, non chiede ancora:
siede, e resta lì nel petto.
L'ospite non ha fretta,
si siede, poi mi aspetta;
ha il passo delle scale,
e la mia voce uguale.
Chi ho chiuso dentro non è mai partito:
e vive nella stanza che ho consumato.
Ogni casa ha un piano sotto,
ogni fondo ha il suo rumore;
io lo sento, e non è rotto:
è un respiro, non un cuore.
L'ospite non ha fretta,
si siede, poi si volta;
ha il passo del viandante,
e la mia voce uguale.
Chi ho chiuso dentro non è mai tornato:
e vive in quella stanza che ho respirato.
Non è un bene, non è un male:
è la parte che ho lasciato;
cresce nel buio, come il sale,
non ha chiesto, e non ha dato.
Se la porta la spalanco
non c'è un mostro, non c'è un pianto:
c'è il bambino che è già stanco
di aspettare, e ricomincia il canto.
STACCO
L'ospite non ha fretta,
si siede, poi si volta;
ha il passo del viandante,
e la mia voce uguale.
Chi ho chiuso dentro non è mai tornato:
e vive in quella stanza che ho tradito.
CODA
The edges soften
Where I end begins to bend
The light leans closer
Like a color I can hear
Time is dripping
Slow honey through my hands
The walls are breathing
And I breathe them back again
Dissolve, dissolve
Into the space between
I am the river
And the river dreams
No more the watcher
Only watching, wide and still
No more the dreamer
Only dreaming on the hill
ASSOLO
Dissolve, dissolve
Into the space between
I am the river
And the river dreams
There is no door
There never was
Only the crossing
Only because
STACCO
ASSOLO
Dissolve, dissolve
Into the space between
I am the river
And the river dreams
CODA
traduzione
I bordi si ammorbidiscono
dove finisco comincia a piegarsi
la luce si fa più vicina
come un colore che posso udire
Il tempo gocciola
miele lento tra le mani
i muri respirano
e io li respiro a mia volta
Dissolversi, dissolversi
nello spazio di mezzo
io sono il fiume
e il fiume sogna
Non più chi guarda
solo il guardare, vasto e immobile
non più chi sogna
solo il sognare sulla collina
Dissolversi, dissolversi
nello spazio di mezzo
io sono il fiume
e il fiume sogna
Non c'è porta
non c'è mai stata
solo l'attraversare
soltanto perché
Dissolversi, dissolversi
nello spazio di mezzo
io sono il fiume
e il fiume sogna
NOVILUNIO · nove voci · maieuticamente.com
℗ & © 2026 Stefano Sambati · La 432 puro · MMXXVI
Crediti
Testi, musica e produzione artistica: Stefano Sambati
Le voci
Le parti vocali sono realizzate con programmi di generazione basati su intelligenza artificiale, a partire da testi e linee melodiche dell’autore: SAMO, voce maschile, ed ELEA, voce femminile. Nessuna delle voci di questo album appartiene a un interprete umano.
Il suono
Conversione al La 432 con il metodo del nastro, rapporto 54/55.
Veste: la bottega. Carattere tipografico: Piastra, carattere della casa.
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