Maieuticamente
Sindone0:21

album completo · 432 Plus

ANALEMMA

STEFANO SAMBATI · nove ritratti più uno

L’album

ANALEMMA è un album di Stefano Sambati: nove brani più una seconda SINDONE, quarantasei minuti. Otto testi in italiano, uno in inglese con traduzione a fronte.

Intonazione

L’intero album è accordato al La 432 Hz, con il metodo del nastro, nel rapporto esatto 54/55.

L’analemma

È la figura che il sole disegna nel cielo se lo si guarda alla stessa ora, dallo stesso punto, per un anno intero: un otto che torna su se stesso. Ogni brano è un giorno di quell’anno, visto da Lecce.

intro

Hanno visto la cenere, e hanno detto: è finita;

con quella voce bassa che si usa con chi è stanco.

È del fuoco la metà più vestita

di silenzio: quella che lo copre, e gli sta al fianco.

Sotto la cenere c'è ancora un rosso

che non fa fumo, e nessuno viene;

non chiede legna, e non l'ho mai mosso:

aspetta, e intanto tiene.

Soffia piano, e vedi:

non sei mai andata via.

Soffia piano, e vedi

che quel rosso è casa mia.

assolo

L'ho coperta io, con le mie mani,

perché il vento non la sorprendesse;

e ho portato il nero addosso ai più lontani,

perché il nero, da fuori, la difendesse.

Soffia piano, e vedi:

non sei mai andata via.

Soffia piano, e vedi

che quel rosso è casa mia.

stacco

Sei rimasta accesa, ferma e lenta,

tenendo il rosso basso, che nessuno lo senta;

e il fuoco che si vede scalda una sera, e basta:

fa gli anni quello che sotto non si guasta.

A chi guardava e andava via non ho risposto mai:

non serve: un soffio solo, e tu lo sai.

Io, il palmo sopra, e la bocca chiusa, a guardare.

Tacere, per me, è un modo di scaldare.

E se hai freddo, non cercare la fiamma:

la fiamma è di chi passa, e passa.

Mettici le mani sopra, e aspetta.

Ti scalda.

assolo

Ora soffia. Soffia, e vedi:

non sei mai andata via.

Soffia forte, e vedi:

è la luce, ed è casa mia.

Adesso posso togliere la mano.

coda

intro

Ho stretto viti dove non c'è luce,

ho fatto liscio il fondo del cassetto,

ho steso calce dove il muro cuce.

Nessuno l'ha guardato. Ed è perfetto

lo stesso: non per loro — per il vizio

di chiuder le cose senza difetto.

Alzo le mani alla finestra,

e ci passa dentro il sole:

non è mia — è la mano maestra,

è la mano che ci muove.

stacco

Nel gesso resta il segno. Nell'inizio

d'ogni muro la mano che non torna;

la calce prende, e tiene, ed è l'indizio.

Tu, rifacendo il muro, un'altra volta

troverai la mia misura, e la paura

di chi l'ha tirato dritto. E la scorda.

Alzo le mani alla finestra,

e ci passa dentro il sole —

stacco

Fatto bene — e per chi?

Fatto bene — e da chi?

Fatto bene, a regola:

ma la regola chi è?

assolo

Il mestiere non perdona; ti mura

gli anni come pietre, e ne fa una scala;

io salgo, e non arrivo; la misura

resta a chi verrà, poi la sera cala

sulle mani. E non chiedo altro, tu lo sai:

so fare questo — e questo non s'insegna.

Alzo le mani alla finestra,

e ci passa dentro il sole:

non è mia — è la mano maestra,

è la mano che mi vuole.

Quel che ho finito mi ha finito uguale.

coda

intro

Il nome — prima della bocca, prima.

Prima che avessi bocca avevo un nome,

prima che avessi voce avevo un peso;

c'era già un timbro, e non sapevo come.

Un uomo scrive dritto e non ha inteso

che sta facendo un uomo con l'inchiostro;

lo lascia sopra il foglio. Il foglio è steso.

Non l'ho scelto, e mi somiglia;

non l'ho scritto, ed è mia firma;

non l'ho voluto — ed è vermiglia:

un nome arrivato prima.

stacco

Ho cambiato camicie, e il pane nostro,

ho cambiato le città, e il mio sovrano,

ho cambiato anche il muro del mio chiostro.

Poi il foglio contro il sole, da lontano:

la stessa vena chiara dei miei sei anni,

la stessa piega, e la stessa mia mano.

Non l'ho scelto, e mi somiglia;

non l'ho scritto, ed è mia firma;

non l'ho voluto — ed è vermiglia:

un nome arrivato prima.

Se l'ho scelto, non lo so;

se l'ho scritto, non lo so;

se l'ho voluto, non lo so —

so soltanto che era prima.

assolo

Non è colpa, non merito, né inganni:

è la condizione, e non è una posa.

Chi ha premuto se n'è andato via da anni,

e il peso è ancora qui, che non riposa —

e tu lo sai, che un peso non si stima:

si porta. E chi lo porta non lo svela.

Non l'ho scelto, e mi somiglia;

non l'ho scritto, ed è mia firma;

non l'ho voluto — ed è vermiglia:

e sono io, arrivato prima.

Il nome — prima della bocca, prima.

coda

intro

Ehi bambino e se il nembo

si squarciava lembo a lembo,

mi accecava il suo baleno;

e da sotto le lenzuola

aspettavo, con la gola

stretta, il rombo sul terreno.

Non temevo la saetta,

che passava muta e netta:

mi atterriva il suo boato,

che ruggiva sopra il tetto,

e non ero più protetto;

e ogni tuono era un agguato.

Non temere quel boato:

non è il fulmine, è la cura;

quel che morde è già passato,

quel che tuona è la chiusura.

È lo squarcio che si salda,

la ferita è ancora calda:

io ti stringo, e ti comprendo:

sta sparendo.

stacco

Poi, cresciuto, l'ho capito,

quando ho perso, ed ho ruggito:

ogni viso si è ritratto

come me, sotto il lenzuolo;

e gridavo tutto solo,

e guarivo, tratto a tratto.

Non tapparti più le orecchie,

stammi accanto mentre tuono:

non è rabbia, non è guerra,

è il guarire, è il suo frastuono!

assolo

Non temere il mio boato:

non è il fulmine, è la cura;

quel che morde è già passato,

quel che tuona è la misura.

È il mio squarcio che si salda,

la ferita è ancora calda:

stammi accanto: sto sparendo,

sto guarendo.

coda

intro

The lamp is a star gone out.

I still read by its light —

and read of what you are.

Before your face: the light.

Before my voice: the light.

Before the wound: the same.

stacco

Nothing I show comes back.

Those gone ahead are late;

they never miss, nor knock.

Sit out. Leave the gate.

The road is never bare:

whoever's gone is worth the wait.

By the time it's here, it's gone —

you are seeing what I was;

what you love of me went on

ahead, without a cause.

Am I the one who's gone?

stacco

Don't mourn the star. Mourn this:

the distance, turned to years.

Don't ask me what I am —

ask me what I miss.

Who left is not behind us.

They are near.

By the time it's here, it's gone —

you are seeing what I was;

I am late, and I am one

of the lights. And I am here.

Am I the one who's gone?

Am I seeing what you were?

Two lights, the dark between —

and neither of us here.

assolo

Everything you love of me left long ago.

coda

traduzione

La lampada è una stella spenta.

Leggo ancora alla sua luce —

e leggo di ciò che sei.

Prima del tuo volto: la luce.

Prima della mia voce: la luce.

Prima della ferita: la stessa.

Niente di ciò che mostro ritorna.

Chi è andato avanti è in ritardo;

non manca mai, e non bussa.

Siediti fuori. Lascia il cancello.

La strada non è mai vuota:

chi se n'è andato vale l'attesa.

Quando arriva, è già partito —

stai vedendo quello che ero;

ciò che ami di me è andato

avanti, senza una causa.

Sono io quello andato via?

Non piangere la stella. Piangi questo:

la distanza, diventata anni.

Non chiedermi cosa sono —

chiedimi cosa mi manca.

Chi è partito non è dietro di noi.

È vicino.

Quando arriva, è già partito —

stai vedendo quello che ero;

sono in ritardo, e sono una

delle luci. E sono qui.

Sono io quello andato via?

Sto vedendo quello che eri?

Due luci, il buio in mezzo —

e nessuno dei due qui.

Tutto quello che ami di me se n'è andato molto tempo fa.

intro

Ogni cosa bella ha un fondo

che nessuno ti fa vedere:

i nodi, la cera, il ginocchio

del filo che ha dovuto cedere.

Tu che mi guardi davanti,

tu che mi alzi contro il sole —

resta. E non voltarmi ancora.

Davanti sono contraffatto:

la posa, la data, la calma.

Di qua c'è l'inchiostro che sbava,

di qua c'è la mano che trema.

Tu che mi guardi davanti,

tu che mi alzi contro il sole —

resta. Non avere fretta.

stacco

Non c'è seta senza nodi,

non c'è quadro senza chiodi;

tutto quello che resta intero

si tiene dal lato giusto,

dove il filo torna indietro

e nessuno l'ha guidato.

Quel che tengo l'ho tenuto

dove nessuno ha saputo;

il davanti me l'hai messo,

il rovescio sono io stesso.

assolo

Se un giorno mi troverai

in un cassetto, di taglio,

non fermarti sul contorno:

quel che vedi è un abbaglio.

Tu che mi guardi davanti,

tu che mi alzi contro il sole —

adesso voltami piano.

ECCE HOMO.

coda

intro

C'è un'acqua che non passa, e intanto cammina;

la passo ogni mattina e non mi pesa.

Resta acceso, sta arrivando.

Resta intatto, sta durando.

stacco

La luce che vedi adesso

è già partita:

ha fatto la sua strada,

ed è la vita.

Resta scritto, sta pesando.

Resta sveglio, sta tornando.

Resta muto, sta tardando.

Resta fermo, sta bussando.

stacco

Per due mesi ho smesso

di contare i giorni;

poi è venuto un mese

e li ha contati tutti.

Non ti lascio la forma, nessun mestiere:

ti lascio come guardo, è l'impronta, è tuo padre.

A volte non c'è un nome,

né una firma, né un'ora.

Domanda se è arrivata,

resta accesa da sola.

E se stanotte cerchi il cielo,

avrai la tua risposta.

Resta vivo, sta passando.

Resta pronto, sta nascendo.

Quello che ho acceso resta acceso;

quello che è partito sta arrivando.

È arrivata. È la mia luce.

coda

intro

Resta un punto dentro al legno

che non cede e non fa segno;

sotto l'olio, sotto il bianco,

resta duro e resta stanco.

Non l'ha messo chi ha piallato,

non l'ha tolto chi ha lavato:

c'era un ramo, e c'è restato

quando il ramo se n'è andato.

Nodo mio (non ti ho voluto)

nodo mio (non ti ho chiamato)

tu sei il punto dove il ramo

ha lasciato la sua mano.

stacco

Ogni cosa che si vende

ha una faccia che si arrende;

questa no, questa non scende,

questa dorme e non si spende.

Non la vedo se mi guardo,

non la trovo se la cerco:

viene fuori quando taglio,

viene fuori quando spacco.

Nodo mio (non ti ho piallato)

nodo mio (non ti ho pagato)

tu sei l'unica mia cosa

che non ho mai posseduto.

assolo

Eri il ramo, e sei partito;

io il legno che ha resistito;

e dove ti sei staccato

tutto il legno si è serrato.

E se un giorno mi lisciate

con la pialla dei pensieri,

troverete quel che tengo:

non è un male. È dove reggo.

Il nodo è dove ti reggo.

coda

intro

Ce n'è una sola, ed è di quest'estate;

l'ho aperta piano, per sentirla intera.

Cinque bicchieri, e tre voci alzate

in una casa piena fino a sera.

C'è dentro il sale, e un cane che misura

la casa a passi corti, senza paura;

c'è un mese in cui non si contava niente:

né i giorni, né le sedie, né chi è assente.

Ma c'è una notte d'inverno che ha girato

il vino dentro, e non lo puoi rifare;

si beve com'è, come ci è dato:

non si sputa, e non si può versare.

E se è amaro, è amaro per due:

e non lo sfiorano, le labbra tue.

Lo bevo io, da solo, fino al mattino:

la tua sete e la mia, nello stesso vino.

Adesso la tavola è sgombra:

un bicchiere, e tre case lontane;

ognuno chiuso nella propria ombra,

e il vino che va giù, e che rimane.

E se è amaro, è amaro per due:

e non l'hanno mai bevuto, le labbra tue.

Lo bevo io, da solo, fino al mattino:

la tua sete e la mia, nello stesso vino.

Ti cerchi nello specchio, e non ti sembri uguale,

e pensi che i miei occhi trovino altrove;

hai fatto un inverno che ancora ti fa male,

e da un inverno si torna, e ancora piove.

Dici che ora lo sai, che ho la faccia che si vede:

un uomo col bicchiere — e sotto, il niente.

È vero: quel che si vede è vero, e ci si crede;

il resto non è degli occhi: è di chi sente.

Sei tu che vegli: tre sonni da guardare,

tutta la notte, e nessuno da chiamare.

E io ho soltanto un bicchiere, e un'ora:

fa presto a passare, se lo bevo ancora.

Anch'io ne ho uno, di sonno, da guardare:

non è il mio: è il tuo, e non lo posso svegliare.

Io lontano, tu lontana, la stessa distanza,

a occhi aperti, con il vino che avanza.

assolo

E se è amaro, è amaro per due —

e non lo berranno mai, le labbra tue.

L'ho bevuto io, da solo, fino al mattino:

la tua sete e la mia, nello stesso vino.

Guarda il bicchiere, adesso: c'è solo la mia bocca.

E il tuo sonno è arrivato al mattino, l'ho custodito.

coda

intro

Hanno visto la cenere, e hanno detto: è finita;

con quella voce bassa che si usa con chi è stanco.

È del fuoco la metà più vestita

di silenzio: quella che lo copre, e gli sta al fianco.

Sotto la cenere c'è ancora un rosso

che non fa fumo, e nessuno viene;

non chiede legna, e non l'ho mai mosso:

aspetta, e intanto tiene.

Soffia piano, e vedi:

non sei mai andata via.

Soffia piano, e vedi

che quel rosso è casa mia.

assolo

L'ho coperta io, con le mie mani,

perché il vento non la sorprendesse;

e ho portato il nero addosso ai più lontani,

perché il nero, da fuori, la difendesse.

Soffia piano, e vedi:

non sei mai andata via.

Soffia piano, e vedi

che quel rosso è casa mia.

stacco

Sei rimasta accesa, ferma e lenta,

tenendo il rosso basso, che nessuno lo senta;

e il fuoco che si vede scalda una sera, e basta:

fa gli anni quello che sotto non si guasta.

A chi guardava e andava via non ho risposto mai:

non serve: un soffio solo, e tu lo sai.

Io, il palmo sopra, e la bocca chiusa, a guardare.

Tacere, per me, è un modo di scaldare.

E se hai freddo, non cercare la fiamma:

la fiamma è di chi passa, e passa.

Mettici le mani sopra, e aspetta.

Ti scalda.

(Ti scalda.)

assolo

Ora soffia. Soffia, e vedi:

non sei mai andata via.

Soffia forte, e vedi:

è la luce, ed è casa mia.

Adesso posso togliere la mano.

coda

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Crediti

Testi, musica e produzione artistica: Stefano Sambati

Le voci

Le parti vocali sono realizzate con programmi di generazione basati su intelligenza artificiale, a partire da testi e linee melodiche dell’autore: SAMO, voce maschile, ed ELEA, voce femminile. Nessuna delle voci di questo album appartiene a un interprete umano.

La lavorazione

Conversione al La 432 con il metodo del nastro, rapporto 54/55.
Catena a 48 kHz e 24 bit, senza passaggi in perdita.
Montaggio, tagli, dissolvenze, assemblaggio e veste: la bottega.
Carattere tipografico: Piastra, carattere della casa.

La casa

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℗ & © Stefano Sambati · 432 Plus

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A

LATO A · 1–5

B

LATO B · 6–0