Talete
Mileto · VII–VI secolo a.C.
StupirsiTalete di Mileto
Il primo della fila: con lui, per convenzione antica, comincia la filosofia.
Nasce a Mileto, sulla costa ionica, intorno al 624 avanti Cristo: mercante, ingegnere, astronomo. Predice, dicono, l’eclissi del 585. Misura le piramidi con l’ombra, devia un fiume per far passare un esercito, prende in affitto i frantoi di tutta la regione per mostrare che un filosofo, se vuole, sa anche arricchirsi.
Prima di lui il mondo si spiegava raccontando: gli dèi, le stirpi, il caso. Talete fa una domanda nuova, di che cosa siano fatte tutte le cose, e cerca la risposta nelle cose stesse. Risponde: acqua. Non importa che la risposta fosse sbagliata; importa che per la prima volta qualcuno abbia pensato che il molteplice avesse un principio unico, e che quel principio fosse alla portata di chi guarda. «Tutto è pieno di dèi», dice anche, e Aristotele lo riporta: il magnete muove il ferro, dunque ha un’anima. La natura non è un fondale muto: è viva, e si lascia interrogare. Da quella domanda, in due generazioni, Anassimandro ricava l’illimitato e Anassimene l’aria. È nato un genere: l’indagine.
Platone racconta che Talete, guardando le stelle, cadde in un pozzo, e una serva tracia rise di lui: voleva sapere le cose del cielo e non vedeva quelle davanti ai piedi. La casa lo mette nel primo viale per quella caduta. Lo stupore è la postura di chi alza la testa quando tutti la tengono bassa; è scomoda, espone al ridicolo, e senza di essa nessuna delle altre comincia. Aristotele lo dirà in chiaro: gli uomini hanno cominciato a filosofare per meraviglia. Talete è il primo che si è meravigliato a voce alta.
Chi non è mai caduto in un pozzo non ha mai guardato in alto.
Stasera, per un minuto, guarda una cosa qualsiasi come se non sapessi che nome ha.
Guardò il cielo e cadde nel pozzo: alzare la testa, qui, è il primo gesto, e si paga.
Talete cercava il principio in una sostanza. La casa non crede che il molteplice si riduca a una cosa sola: crede che si lasci ascoltare come un accordo. Il gesto è suo; la risposta no.
→Anassimandro, l’allievo che toglie all’origine ogni nome→Leopardi, lo stupore che diventa vertigine→Goethe


















































































































